Dante Alighieri

LA VITA

Dante Alighieri (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321 ca.) è tra i più importanti e famosi autori della Letteratura italiana. A lui si fa riferimento per la nostra identità nazionale, in quanto grande poeta italiano. Inoltre, Dante è sempre attuale, non solo per la Divina Commedia, ma anche perchè sulla sua opera si fonda la nostra lingua italiana.

Uno dei maggiori studiosi di Dante è stato Giovanni Boccaccio, il quale ha attribuito alla Commedia l’aggettivo “Divina”.

L’anno di nascia di Dante è incerto, abbiamo notizie fondamentalmente imprecise, in quanto l’autore dice pochissimo di sè. Sappiamo che sposò Gemma Donati e che ebbe un numero imprecisato di figli. La famiglia di Dante apparteneva alla piccola nobiltà.

Riguardo alla sua formazione sappiamo che effettuò studi ricchi e da autodidatta. In particolare, si dedicò agli studi della Filosofia (su Cicerone e Severino Boezio). Uno dei suoi maestri fu Brunetto Satini (studioso di retorica) e Guido Cavalcanti (caposcuola del “Dolce stil novo”).

Siamo a conoscenza della partecipazione alla vita politica di Dante. Per poter praticare politica, infatti, si iscrive alla Corporazione dei medici e degli speziali (farmacisti), secondo gli ordinamenti di Giano della Bella.

Ai tempi di Dante vi era la divisione del partito Guelfo in bianchi (capeggiati dalla famiglia dei Cerchi) e dei neri (capeggiati dalla famiglia Donati). Dante venne eletto priore e cerò di essere imparziale, infatti, condannò all’esilio l’amico Guido Cavalcanti. Dante fece da ambasciatore e le truppe angioine entrarono a Firenze, favorendo la presa del potere dei neri.

Dante venne accusato di baratteria e fu costretto ad andare in esilio. Ebbe la protezione di tanti vari signori, come di Cangrande della Scala a Verona e di Guido Novello da Polenta a Ravenna.

Il tentativo di Arrigo VII di Lussemburgo di restaurare l’impero fece sperare Dante di poter ritornare a Firenze, ma la morte di Arrigo fece svanire questo suo sogno.

Dante morì in esilio, nel 1321, a Ravenna.